Spine nasce da un crocevia di scelte sfortunate, scelte incapaci di adempiere alla loro idea creatrice, deragliate diventando altro. Originato da riprese girate con uno scopo, montato seguendo un’ulteriore idea, il video nel suo stato attuale trova il suo significato nel fortuitoe ironico incontro con ‘Elogio dell’errare'. Sia le immagini che il percorso di realizzazione riflettono sull’intersezione tra il vagare e l’errore, offrendo una metafora del processo creativo stesso.

Durante la gestazione di questo video, mi rendo conto che il processo creativo vaga, proprio come la protagonista: pungendosi le dita in una ricerca frustrata, incerta, potenzialmente infinita. Fugge, sfugge, cerca chissà cosa mentre scenari reali e/o immaginari scorrono veloci, quasi senza controllo. Tutto l’ambiente, visivo e sonoro, riflette la percezione ostile e straniante di questa ricerca insoddisfatta, che sembra volgere verso una rinuncia. La protagonista si allontana, o forse contempla solo nuovi orizzonti. Ed è lì che, come spesso accade, qualcosa di indefinito e repentino porta un’inaspettata armonia. La ricerca riparte, le spine rimangono, ma ora appaiono dei fiori.

L’errore e l’errare si intersecano in una relazione viscerale dove la ricerca deve mettere in dubbio sé stessa per trovare un’armonia finale. L’audio del video esemplifica perfettamente questa idea: i suoni sperimentali dei sintetizzatori e la tradizionale, classica, chitarra si compenetrano, si esplorano e disturbano a vicenda. Ciò che sembra un errore è in realtà sperimentazione, necessaria per trovare ed esprimere il suono che si andava cercando. Anche in questo caso, è stato un incontro fortuito e fortunato, con il sound-designer Nicola Gasparella, a introdurre questa prospettiva, dato che inizialmente, dall’audio mi aspettavo tutt’altro. Spine è sbagliato nei confronti dei suoi atti genitori, delle sue aspettative iniziali e delle norme del video editing. Se nei dintorni non fosse apparsa l’idea dell’errare, questi filmati sarebbero probabilmente rimasti una bozza sfortunata e presto archiviata. Quante altre idee rimangono scarti che non siamo più capaci di riprendere? Perché? Facciamo fatica ad allargare gli orizzonti per paura di tradire le idee originali? O semplicemente noi stessә? Cos’è che ci suggerisce che abbiamo intrapreso la strada giusta? E tutti quei tentativi allora, sono errori da dimenticare o momenti inevitabili di un processo incontrollabile? Questo video affronta l’interminabile, indisciplinata, affascinante ricerca di significato del processo creativo che finisce tradendo sé stesso.

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❋ MATILDE BIGNOTTI
Silvia Bertoldo (1996, Bassano del Grappa) è una fotografa e artista visiva che esplora contrasti e fragilità quotidiane, focalizzandosi sull'interdipendenza e gli equilibri precari.
Le sue opere oscillano tra razionale e irrazionale, unendo gioco e analisi. Concentrandosi sull'identità, l'esperienza del luogo e la memoria visiva, mette in luce le sfumature emergenti dall'interazione tra corpo e ambiente.
La sua pratica artistica esprime una visione ambigua e metamorfica, riflettendo una responsabilità verso la prossemica e le connessioni emotive e formative.
Ritratti di fratture invisibili, un viaggio intimo alla ricerca dei propri contorni.
Una contemplazione di paradossi e suggestioni evocative che risvegliano sogni dimenticati.
@silvia_bertoldo



