Ad aver fondato e a tenere vivo questo progetto è Cecilia Maran (1997), artista, docente e graphic designer che negli ambienti di un ex elettrauto ha creato una realtà stratificata, nella quale la produzione della grafica d’arte si incontra con altre prospettive: Garatelier si propone infatti come un luogo di sperimentazione e di scambio, dove «la tecnica», con le parole della sua creatrice, «viene messa al servizio delle idee». Non solo uno studio, dunque, ma uno spazio che può cambiare abito a seconda delle occasioni e diventare un atelier di lavoro, una stanza per i workshop o un ambiente espositivo in continuo dialogo, senza che una dimensione escluda necessariamente l’altra.
Garatelier è la naturale evoluzione di un’intuizione di Cecilia che, durante gli studi di Tecniche dell’Incisione in Accademia di Belle Arti a Venezia, aveva allestito nel proprio garage un laboratorio, frequentato nel tempo da un numero sempre crescente di artistə ancora in formazione e privə di attrezzature per stampare autonomamente. Perciò, da una iniziale esperienza privata — fortificata da necessità comuni — ha preso forma la volontà di sviluppare un vero e proprio atelier (un gar-atelier!) aperto a tuttə, dove poter elaborare, ripensare e realizzare le proprie opere. Nelle stanze della sua ultima creatura Cecilia mette quindi a disposizione il suo torchio azzurro e la sua giostra serigrafica a quattro braccia, insieme a bacinelle per mordenti, brunitoi e vernici, per far sì che chiunque vi si rechi, con un progetto già avviato o ancora da realizzare, abbia tutto il necessario per concretizzare le proprie ricerche.
Ciò che nasce attorno agli strumenti non è soltanto un luogo in cui produrre, ma una possibilità di lavorare insieme, confrontare metodi e mettere in comune esperienze diverse. È anche attraverso la cooperazione, infatti, che Garatelier vuole contribuire a ripensare la grafica d’arte e ad evolverne la percezione, ricollocandola da tecnica generalmente intesa come “marginale” a linguaggio artistico contemporaneo, capace di dialogare con le questioni più attuali. Superando una concezione ancora diffusa che ha a lungo relegato l’incisione tra le cosiddette arti minori, l’ambiente si fa portavoce di una sua rilettura giovane e leggera, ma comunque consapevole e mirata, accessibile anche allǝ “non addettə ai lavori”.
In questo modo il segno grafico, sulla lastra prima, sulla carta poi, trova nelle sale dell’ex elettrauto di Rubano una nuova occasione per manifestarsi e presentarsi al pubblico. Diventa portavoce dei pensieri e degli stati d’animo di chi lo ha tracciato e si trasforma infine in una vera e propria mappa emotiva, in grado di assumere nuove forme in chi, dall’altra parte, lo osserva.
Da qui nasce Tracce, open call creata per l’evento inaugurale dell’atelier e che prende spunto dalla ricerca artistica personale di Cecilia, fondata sulla mappatura acquatica e urbana. A partire da questi concetti, il tema della mostra si espande intorno all’idea delle impronte, letterali e non, lasciate dalle azioni o dai pensieri di ciascun individuo. Così facendo, lə artistə hanno avuto l’occasione di farsi testimoni del proprio passaggio o di quello altrui grazie al proprio intervento grafico.







