Una rivista indipendente e collaborativa di arte, design, creatività e discipline affini, che si concentra sulla divulgazione di progetti ed elaborati provenienti da Veneto e zone limitrofe. I contributi selezionati hanno in comune la stessa visione della creatività, intesa come strumento etico per ripensare il presente ed utilizzata al fine di sviluppare sostenibilità ambientale e sociale.

Intervista

·

6 min

A Rubano la grafica d’arte diventa pratica condivisa: nasce Garatelier

La collaborazione e il confronto sono alla base di un percorso di crescita e di evoluzione: da questo presupposto nasce a Rubano “Garatelier”, uno spazio artistico rigenerato, creato per favorire la contaminazione tra diverse professionalità legate all’arte contemporanea.

Intervista

Ott 02, 2026

Autorə

Francesca Lepore

Ad aver fondato e a tenere vivo questo progetto è Cecilia Maran (1997), artista, docente e graphic designer che negli ambienti di un ex elettrauto ha creato una realtà stratificata, nella quale la produzione della grafica d’arte si incontra con altre prospettive: Garatelier si propone infatti come un luogo di sperimentazione e di scambio, dove «la tecnica», con le parole della sua creatrice, «viene messa al servizio delle idee». Non solo uno studio, dunque, ma uno spazio che può cambiare abito a seconda delle occasioni e diventare un atelier di lavoro, una stanza per i workshop o un ambiente espositivo in continuo dialogo, senza che una dimensione escluda necessariamente l’altra.

Garatelier è la naturale evoluzione di un’intuizione di Cecilia che, durante gli studi di Tecniche dell’Incisione in Accademia di Belle Arti a Venezia, aveva allestito nel proprio garage un laboratorio, frequentato nel tempo da un numero sempre crescente di artistə ancora in formazione e privə di attrezzature per stampare autonomamente. Perciò, da una iniziale esperienza privata — fortificata da necessità comuni — ha preso forma la volontà di sviluppare un vero e proprio atelier (un gar-atelier!) aperto a tuttə, dove poter elaborare, ripensare e realizzare le proprie opere. Nelle stanze della sua ultima creatura Cecilia mette quindi a disposizione il suo torchio azzurro e la sua giostra serigrafica a quattro braccia, insieme a bacinelle per mordenti, brunitoi e vernici, per far sì che chiunque vi si rechi, con un progetto già avviato o ancora da realizzare, abbia tutto il necessario per concretizzare le proprie ricerche.


Ciò che nasce attorno agli strumenti non è soltanto un luogo in cui produrre, ma una possibilità di lavorare insieme, confrontare metodi e mettere in comune esperienze diverse. È anche attraverso la cooperazione, infatti, che Garatelier vuole contribuire a ripensare la grafica d’arte e ad evolverne la percezione, ricollocandola da tecnica generalmente intesa come “marginale” a linguaggio artistico contemporaneo, capace di dialogare con le questioni più attuali. Superando una concezione ancora diffusa che ha a lungo relegato l’incisione tra le cosiddette arti minori, l’ambiente si fa portavoce di una sua rilettura giovane e leggera, ma comunque consapevole e mirata, accessibile anche allǝ “non addettə ai lavori”.

In questo modo il segno grafico, sulla lastra prima, sulla carta poi, trova nelle sale dell’ex elettrauto di Rubano una nuova occasione per manifestarsi e presentarsi al pubblico. Diventa portavoce dei pensieri e degli stati d’animo di chi lo ha tracciato e si trasforma infine in una vera e propria mappa emotiva, in grado di assumere nuove forme in chi, dall’altra parte, lo osserva. 

Da qui nasce Tracce, open call creata per l’evento inaugurale dell’atelier e che prende spunto dalla ricerca artistica personale di Cecilia, fondata sulla mappatura acquatica e urbana. A partire da questi concetti, il tema della mostra si espande intorno all’idea delle impronte, letterali e non, lasciate dalle azioni o dai pensieri di ciascun individuo. Così facendo, lə artistə hanno avuto l’occasione di farsi testimoni del proprio passaggio o di quello altrui grazie al proprio intervento grafico.

Il torchio di Cecilia Maran. Fotografia di Daniela Manfrin

Alcune stampe in mostra. Fotografia di Daniela Manfrin

Con 123 candidature ricevute, molte delle quali internazionali, l’esposizione propone una panoramica sulla grafica d’arte contemporanea, espressa con linguaggi differenti attraverso le 18 opere selezionate: dall’acquaforte alla serigrafia, dalla rielaborazione fotografica fino al libro d’artista.

Il protagonista è il segno, analogico o digitale, valorizzato con un allestimento che mira ad abbattere la distanza tra spettatorə e opere, per favorire un rapporto maggiormente diretto con esse. Non solo: Tracce cerca anche di sdoganare la percezione del supporto cartaceo come fragile, in virtù di una dimensione tattile evidente e di cui la mostra incoraggia l’esplorazione. All’interno della collettiva il foglio viene restituito alla sua dimensione organica: la carta che accoglie la stampa è intesa come elemento vivo e resistente, da osservare nella sua grana e nelle sue proprietà. Allo stesso modo, i lavori esposti non si riparano dietro una cornice, ma restano a portata di mano, agevolando un contatto più immediato con la loro componente materica, spesso attenuata dai riflessi e dalla mediazione imposta dal vetro. 


Garatelier ha inaugurato il 26 settembre in via Antonio Rossi 88 a Rubano, Padova, con una mostra visitabile fino al 10 ottobre e che lascia spazio di espressione allə artistə selezionatə, in un ambiente che parla della sua fondatrice e dei valori di condivisione e di ricerca in cui crede. Tracce rappresenta il primo appuntamento pubblico legato a questa realtà: terminato l’evento, le sale torneranno a essere dedicate alla produzione e alla sperimentazione, per poi accogliere nuove modalità di incontro e confronto.

Cecilia e il suo nuovissimo spazio guardano già ai prossimi progetti: l’attività dell’atelier sarà accompagnata da workshop rivolti ad aspirantə artistə, da ulteriori eventi espositivi e da tavole rotonde con curatorə, designer, architettə e altre figure del settore, per creare occasioni di contaminazione reciproca e un luogo sicuro in cui mettersi in gioco ed esplorare, senza timore di giudizio, le tecniche legate alla grafica d’arte.

Cecilia Maran. Fotografia di Daniela Manfrin

Tracce - mostra collettiva internazionale a cura di Cecilia Maran, in collaborazione con ctrl+g, MovingLab e Artide

Artistə e opere in mostra: Simona Boccardi, Sradicati (2024); Susanna Guidi, Maps (2024); Anna Berrino, Campo di Forze (2026); Snezhina Biserova, Urban Walls (2020); Matilda Forner, Silentium grave (2026); Laura Serafini, Posarsi (2026); Majka Dokudowicz, Infinite Fragments (2025); Enrico Bani, ANTE LITTERAM (2024); Arianna Bravin, Ciò che abbiamo aperto (2026); Martina Verdirame, Sentieri Svelati (2026); Alex Altinier, Soffio (2026); Ioannis Anastasiou, Seven Stops Before the End (2026); Sofia Berzoini, Il tetto mi è sembrato il cielo (2026); Paulina Bobak, Together / Relationships (2025); Matteo Trentin, Ipotesi di Ri(de)costruzione - Senza Titolo (2023); Pedro Luis Lava, Conto alla Rovescia (2018); Mandy Finke, Kamakura, Fading (2020); Valeria Iseppi, Semi (2022).

Spazio di lavoro. Fotografia di Daniela Manfrin

Valeria Iseppi, Semi (2022), Maniera nera. Fotografia di Daniela Manfrin

Una rivista indipendente e collaborativa di arte, design, creatività e discipline affini, che si concentra sulla divulgazione di progetti ed elaborati provenienti da Veneto e zone limitrofe. I contributi selezionati hanno in comune la stessa visione della creatività, intesa come strumento etico per ripensare il presente ed utilizzata al fine di sviluppare sostenibilità ambientale e sociale.

Intervista

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6 min

A Rubano la grafica d’arte diventa pratica condivisa: nasce Garatelier

Intervista

Ott 02, 2026

Autorə

Francesca Lepore

La collaborazione e il confronto sono alla base di un percorso di crescita e di evoluzione: da questo presupposto nasce a Rubano “Garatelier”, uno spazio artistico rigenerato, creato per favorire la contaminazione tra diverse professionalità legate all’arte contemporanea.

Ad aver fondato e a tenere vivo questo progetto è Cecilia Maran (1997), artista, docente e graphic designer che negli ambienti di un ex elettrauto ha creato una realtà stratificata, nella quale la produzione della grafica d’arte si incontra con altre prospettive: Garatelier si propone infatti come un luogo di sperimentazione e di scambio, dove «la tecnica», con le parole della sua creatrice, «viene messa al servizio delle idee». Non solo uno studio, dunque, ma uno spazio che può cambiare abito a seconda delle occasioni e diventare un atelier di lavoro, una stanza per i workshop o un ambiente espositivo in continuo dialogo, senza che una dimensione escluda necessariamente l’altra.

Garatelier è la naturale evoluzione di un’intuizione di Cecilia che, durante gli studi di Tecniche dell’Incisione in Accademia di Belle Arti a Venezia, aveva allestito nel proprio garage un laboratorio, frequentato nel tempo da un numero sempre crescente di artistə ancora in formazione e privə di attrezzature per stampare autonomamente. Perciò, da una iniziale esperienza privata — fortificata da necessità comuni — ha preso forma la volontà di sviluppare un vero e proprio atelier (un gar-atelier!) aperto a tuttə, dove poter elaborare, ripensare e realizzare le proprie opere. Nelle stanze della sua ultima creatura Cecilia mette quindi a disposizione il suo torchio azzurro e la sua giostra serigrafica a quattro braccia, insieme a bacinelle per mordenti, brunitoi e vernici, per far sì che chiunque vi si rechi, con un progetto già avviato o ancora da realizzare, abbia tutto il necessario per concretizzare le proprie ricerche.


Ciò che nasce attorno agli strumenti non è soltanto un luogo in cui produrre, ma una possibilità di lavorare insieme, confrontare metodi e mettere in comune esperienze diverse. È anche attraverso la cooperazione, infatti, che Garatelier vuole contribuire a ripensare la grafica d’arte e ad evolverne la percezione, ricollocandola da tecnica generalmente intesa come “marginale” a linguaggio artistico contemporaneo, capace di dialogare con le questioni più attuali. Superando una concezione ancora diffusa che ha a lungo relegato l’incisione tra le cosiddette arti minori, l’ambiente si fa portavoce di una sua rilettura giovane e leggera, ma comunque consapevole e mirata, accessibile anche allǝ “non addettə ai lavori”.

In questo modo il segno grafico, sulla lastra prima, sulla carta poi, trova nelle sale dell’ex elettrauto di Rubano una nuova occasione per manifestarsi e presentarsi al pubblico. Diventa portavoce dei pensieri e degli stati d’animo di chi lo ha tracciato e si trasforma infine in una vera e propria mappa emotiva, in grado di assumere nuove forme in chi, dall’altra parte, lo osserva. 

Da qui nasce Tracce, open call creata per l’evento inaugurale dell’atelier e che prende spunto dalla ricerca artistica personale di Cecilia, fondata sulla mappatura acquatica e urbana. A partire da questi concetti, il tema della mostra si espande intorno all’idea delle impronte, letterali e non, lasciate dalle azioni o dai pensieri di ciascun individuo. Così facendo, lə artistə hanno avuto l’occasione di farsi testimoni del proprio passaggio o di quello altrui grazie al proprio intervento grafico.

Il torchio di Cecilia Maran. Fotografia di Daniela Manfrin

Alcune stampe in mostra. Fotografia di Daniela Manfrin

Con 123 candidature ricevute, molte delle quali internazionali, l’esposizione propone una panoramica sulla grafica d’arte contemporanea, espressa con linguaggi differenti attraverso le 18 opere selezionate: dall’acquaforte alla serigrafia, dalla rielaborazione fotografica fino al libro d’artista.

Il protagonista è il segno, analogico o digitale, valorizzato con un allestimento che mira ad abbattere la distanza tra spettatorə e opere, per favorire un rapporto maggiormente diretto con esse. Non solo: Tracce cerca anche di sdoganare la percezione del supporto cartaceo come fragile, in virtù di una dimensione tattile evidente e di cui la mostra incoraggia l’esplorazione. All’interno della collettiva il foglio viene restituito alla sua dimensione organica: la carta che accoglie la stampa è intesa come elemento vivo e resistente, da osservare nella sua grana e nelle sue proprietà. Allo stesso modo, i lavori esposti non si riparano dietro una cornice, ma restano a portata di mano, agevolando un contatto più immediato con la loro componente materica, spesso attenuata dai riflessi e dalla mediazione imposta dal vetro. 


Garatelier ha inaugurato il 26 settembre in via Antonio Rossi 88 a Rubano, Padova, con una mostra visitabile fino al 10 ottobre e che lascia spazio di espressione allə artistə selezionatə, in un ambiente che parla della sua fondatrice e dei valori di condivisione e di ricerca in cui crede. Tracce rappresenta il primo appuntamento pubblico legato a questa realtà: terminato l’evento, le sale torneranno a essere dedicate alla produzione e alla sperimentazione, per poi accogliere nuove modalità di incontro e confronto.

Cecilia e il suo nuovissimo spazio guardano già ai prossimi progetti: l’attività dell’atelier sarà accompagnata da workshop rivolti ad aspirantə artistə, da ulteriori eventi espositivi e da tavole rotonde con curatorə, designer, architettə e altre figure del settore, per creare occasioni di contaminazione reciproca e un luogo sicuro in cui mettersi in gioco ed esplorare, senza timore di giudizio, le tecniche legate alla grafica d’arte.

Cecilia Maran. Fotografia di Daniela Manfrin

Tracce - mostra collettiva internazionale a cura di Cecilia Maran, in collaborazione con ctrl+g, MovingLab e Artide

Artistə e opere in mostra: Simona Boccardi, Sradicati (2024); Susanna Guidi, Maps (2024); Anna Berrino, Campo di Forze (2026); Snezhina Biserova, Urban Walls (2020); Matilda Forner, Silentium grave (2026); Laura Serafini, Posarsi (2026); Majka Dokudowicz, Infinite Fragments (2025); Enrico Bani, ANTE LITTERAM (2024); Arianna Bravin, Ciò che abbiamo aperto (2026); Martina Verdirame, Sentieri Svelati (2026); Alex Altinier, Soffio (2026); Ioannis Anastasiou, Seven Stops Before the End (2026); Sofia Berzoini, Il tetto mi è sembrato il cielo (2026); Paulina Bobak, Together / Relationships (2025); Matteo Trentin, Ipotesi di Ri(de)costruzione - Senza Titolo (2023); Pedro Luis Lava, Conto alla Rovescia (2018); Mandy Finke, Kamakura, Fading (2020); Valeria Iseppi, Semi (2022).

Spazio di lavoro. Fotografia di Daniela Manfrin

Valeria Iseppi, Semi (2022), Maniera nera. Fotografia di Daniela Manfrin

Una rivista indipendente e collaborativa di arte, design, creatività e discipline affini, che si concentra sulla divulgazione di progetti ed elaborati provenienti da Veneto e zone limitrofe. I contributi selezionati hanno in comune la stessa visione della creatività, intesa come strumento etico per ripensare il presente ed utilizzata al fine di sviluppare sostenibilità ambientale e sociale.

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6 min

A Rubano la grafica d’arte diventa pratica condivisa: nasce Garatelier

Intervista

Ott 02, 2026

Autorə

Francesca Lepore

La collaborazione e il confronto sono alla base di un percorso di crescita e di evoluzione: da questo presupposto nasce a Rubano “Garatelier”, uno spazio artistico rigenerato, creato per favorire la contaminazione tra diverse professionalità legate all’arte contemporanea.

Ad aver fondato e a tenere vivo questo progetto è Cecilia Maran (1997), artista, docente e graphic designer che negli ambienti di un ex elettrauto ha creato una realtà stratificata, nella quale la produzione della grafica d’arte si incontra con altre prospettive: Garatelier si propone infatti come un luogo di sperimentazione e di scambio, dove «la tecnica», con le parole della sua creatrice, «viene messa al servizio delle idee». Non solo uno studio, dunque, ma uno spazio che può cambiare abito a seconda delle occasioni e diventare un atelier di lavoro, una stanza per i workshop o un ambiente espositivo in continuo dialogo, senza che una dimensione escluda necessariamente l’altra.

Garatelier è la naturale evoluzione di un’intuizione di Cecilia che, durante gli studi di Tecniche dell’Incisione in Accademia di Belle Arti a Venezia, aveva allestito nel proprio garage un laboratorio, frequentato nel tempo da un numero sempre crescente di artistə ancora in formazione e privə di attrezzature per stampare autonomamente. Perciò, da una iniziale esperienza privata — fortificata da necessità comuni — ha preso forma la volontà di sviluppare un vero e proprio atelier (un gar-atelier!) aperto a tuttə, dove poter elaborare, ripensare e realizzare le proprie opere. Nelle stanze della sua ultima creatura Cecilia mette quindi a disposizione il suo torchio azzurro e la sua giostra serigrafica a quattro braccia, insieme a bacinelle per mordenti, brunitoi e vernici, per far sì che chiunque vi si rechi, con un progetto già avviato o ancora da realizzare, abbia tutto il necessario per concretizzare le proprie ricerche.


Ciò che nasce attorno agli strumenti non è soltanto un luogo in cui produrre, ma una possibilità di lavorare insieme, confrontare metodi e mettere in comune esperienze diverse. È anche attraverso la cooperazione, infatti, che Garatelier vuole contribuire a ripensare la grafica d’arte e ad evolverne la percezione, ricollocandola da tecnica generalmente intesa come “marginale” a linguaggio artistico contemporaneo, capace di dialogare con le questioni più attuali. Superando una concezione ancora diffusa che ha a lungo relegato l’incisione tra le cosiddette arti minori, l’ambiente si fa portavoce di una sua rilettura giovane e leggera, ma comunque consapevole e mirata, accessibile anche allǝ “non addettə ai lavori”.

In questo modo il segno grafico, sulla lastra prima, sulla carta poi, trova nelle sale dell’ex elettrauto di Rubano una nuova occasione per manifestarsi e presentarsi al pubblico. Diventa portavoce dei pensieri e degli stati d’animo di chi lo ha tracciato e si trasforma infine in una vera e propria mappa emotiva, in grado di assumere nuove forme in chi, dall’altra parte, lo osserva. 

Da qui nasce Tracce, open call creata per l’evento inaugurale dell’atelier e che prende spunto dalla ricerca artistica personale di Cecilia, fondata sulla mappatura acquatica e urbana. A partire da questi concetti, il tema della mostra si espande intorno all’idea delle impronte, letterali e non, lasciate dalle azioni o dai pensieri di ciascun individuo. Così facendo, lə artistə hanno avuto l’occasione di farsi testimoni del proprio passaggio o di quello altrui grazie al proprio intervento grafico.

Il torchio di Cecilia Maran. Fotografia di Daniela Manfrin

Alcune stampe in mostra. Fotografia di Daniela Manfrin

Con 123 candidature ricevute, molte delle quali internazionali, l’esposizione propone una panoramica sulla grafica d’arte contemporanea, espressa con linguaggi differenti attraverso le 18 opere selezionate: dall’acquaforte alla serigrafia, dalla rielaborazione fotografica fino al libro d’artista.

Il protagonista è il segno, analogico o digitale, valorizzato con un allestimento che mira ad abbattere la distanza tra spettatorə e opere, per favorire un rapporto maggiormente diretto con esse. Non solo: Tracce cerca anche di sdoganare la percezione del supporto cartaceo come fragile, in virtù di una dimensione tattile evidente e di cui la mostra incoraggia l’esplorazione. All’interno della collettiva il foglio viene restituito alla sua dimensione organica: la carta che accoglie la stampa è intesa come elemento vivo e resistente, da osservare nella sua grana e nelle sue proprietà. Allo stesso modo, i lavori esposti non si riparano dietro una cornice, ma restano a portata di mano, agevolando un contatto più immediato con la loro componente materica, spesso attenuata dai riflessi e dalla mediazione imposta dal vetro. 


Garatelier ha inaugurato il 26 settembre in via Antonio Rossi 88 a Rubano, Padova, con una mostra visitabile fino al 10 ottobre e che lascia spazio di espressione allə artistə selezionatə, in un ambiente che parla della sua fondatrice e dei valori di condivisione e di ricerca in cui crede. Tracce rappresenta il primo appuntamento pubblico legato a questa realtà: terminato l’evento, le sale torneranno a essere dedicate alla produzione e alla sperimentazione, per poi accogliere nuove modalità di incontro e confronto.

Cecilia e il suo nuovissimo spazio guardano già ai prossimi progetti: l’attività dell’atelier sarà accompagnata da workshop rivolti ad aspirantə artistə, da ulteriori eventi espositivi e da tavole rotonde con curatorə, designer, architettə e altre figure del settore, per creare occasioni di contaminazione reciproca e un luogo sicuro in cui mettersi in gioco ed esplorare, senza timore di giudizio, le tecniche legate alla grafica d’arte.

Cecilia Maran. Fotografia di Daniela Manfrin

Tracce - mostra collettiva internazionale a cura di Cecilia Maran, in collaborazione con ctrl+g, MovingLab e Artide

Artistə e opere in mostra: Simona Boccardi, Sradicati (2024); Susanna Guidi, Maps (2024); Anna Berrino, Campo di Forze (2026); Snezhina Biserova, Urban Walls (2020); Matilda Forner, Silentium grave (2026); Laura Serafini, Posarsi (2026); Majka Dokudowicz, Infinite Fragments (2025); Enrico Bani, ANTE LITTERAM (2024); Arianna Bravin, Ciò che abbiamo aperto (2026); Martina Verdirame, Sentieri Svelati (2026); Alex Altinier, Soffio (2026); Ioannis Anastasiou, Seven Stops Before the End (2026); Sofia Berzoini, Il tetto mi è sembrato il cielo (2026); Paulina Bobak, Together / Relationships (2025); Matteo Trentin, Ipotesi di Ri(de)costruzione - Senza Titolo (2023); Pedro Luis Lava, Conto alla Rovescia (2018); Mandy Finke, Kamakura, Fading (2020); Valeria Iseppi, Semi (2022).

Spazio di lavoro. Fotografia di Daniela Manfrin

Valeria Iseppi, Semi (2022), Maniera nera. Fotografia di Daniela Manfrin